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16.11.04
- martedì
Il
mattino seguente corro al palazzo della Rai, dove ottengo l'accredito
da una mia collega di Ancona (qualcosa mi fa pensare che lei si sia già
laureata...) e vedo le prime facce da cazzo: quelle alle quali non rivolgerò
mai la parola, ma già so che mi stanno sui coglioni. E via col
tour de force di visioni!
Cinema
Empire - musica in sala: qualcosa di folk italiano non meglio identificato,
con voce, piano, organetto, batteria... Forse i Lou Dalfin?
"The Three
Amigos": più divertente di quello che sembra, questo vecchio
film di John Landis. Ma comunque, ovviamente, un filmetto, con Steve Martin,
Chevy Chase e Martin Short. Mi spiscio dal ridere
da solo sulla scena in cui Steve Martin tenta di richiamare i suoi due
compari in modo discreto, mentre loro ovviamente lo ignorano... Indimenticabili
anche l'epico saluto degli Amigos e la situazione del 'singing bush' e
'the invisible swordsman'! Curiosa l'apparizione improvvisa di Brian Thompson
in un ruolo secondario, un attore che ricordo per la sua interpretazione
del Primogenito Brujah Eddie Fiori nella serie "Kindred - The
Embraced" (ispirata al celebre rpg "Vampire - The Masquerade")
e per le sue apparizioni nella serie "Buffy - The Vampire Slayer"
nei ruoli di Luke (servitore de The Master nella prima stagione) e del
demone-vampiro The Judge (nella seconda stagione).
Cinema
Lux - musica in sala: non so, arrivo giusto in tempo per i titoli di testa!...
"Before
Sunset": una francesata americana niente male, con Richard Linklater.
Una coppia di ex amanti (Ethan Hawke e Julie Delpy) si
re-incontra per caso dopo nove anni e passeggiando per Parigi in tempo
reale parlano, parlano, parlano... Incredibilmente guardabile, nonostante
le premesse. Il film si segue perfettamente anche
senza aver visto il precedente "Before Sunrise", del quale nemmeno
conoscevo l'esistenza, prima! Però, sulle stesse tematiche,
trovo che se la siano cavata meglio Sofia Coppola, con "Lost in Translation"
e Wong Kar Wai, con "In the Mood for Love". Da ricordare Julie
Delpy che canta (anche se mi puzzava tropo di Truffaut), il giochino idiota
"Say Stop!..." e lo scambio di battute finali, che riporto in
nero, per evitare di spoilerare. "You are gonna
lose that plane."; "I know."
Piazza
Vittorio Emanuele II (la vendetta).
Passa un aereo e sento un De Andrè lontano e muratori esplodono
mura.
Sono le 14,30 e sto digerendo anatra al curry.
Cinema
Massimo 1 - musica in sala: Bisio, "Rapput", tutto l'album!
"Violent
Saturday": storia di una rapina andata a male, by Richard
Fleischer, del 1955. Uno dei primi noir a colori. Noir
corale a colori, fiiico! Ladri, impiegati, troiette, troietti ed
amish che si intrecciano con tanto istinto U.S.A.! Incredibile il "A
true hero" nei sottotitoli, oltre la fine del film!...
Ore
17,50. Mi faccio una birretta in un vermouth café vicino all'Empire.
Attendo "The Toolbox Murders". Powell
e Mentana: what's the link?
Che pocciolo, la Mondadori. Un loro scagnozzo
ha tentato di vendermi enciclopedie: perdita di tempo per entrambi.
Cinema
Empire - musica in sala: qualcosa di hip-hop. Ice Cube? NWA? Macché,
è l'ultimo Cypress Hill!
"Toolbox
Murders": slasher esoterico, una delle più figate di Tobe
Hooper da secoli. Hooper scherza col genere con
disinvoltura, evitando di fare BOO! con flash digitali che hanno decisamente
rotto i coglioni, ma facendo BOO! barando sul montaggio, per esempio:
un maestro! Bentornato, magari sempre! Spanne sopra a boiate
quali "Shocker" di Wes Craven: 'Him' ad Horace Pinker se lo
magna!! Nel cast Angela Bettis (May in "May") e Juliet Landau
(Drusilla in "Buffy the Vampire Slayer" ed "Angel").
Ah, per la cronaca, non è affatto il remake
di "The Toolbox Murders" dei '70.
Cinema
Empire - musica in sala: lo stesso folk non identificato della mattina.
"Trading
Places": ho avuto un flash! Questo è il film che da giovane
mi ha 'convertito' alla 'lotta di classe'! Ennesimo piccolo capolavoro
di John Landis, con Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Jamie Lee Curtis ed
un'apparizione di James (non John, siamo spiacenti)
Belushi! Un vero capolavoro sono tutte le scene con Dan Aykroyd ubriaco
vestito
da Babbo Natale, incredìbboli!! Da ricordare anche il disco-funk
("Do You Wanna Funk" di Sylvester)
del party di Eddie Murphy con i suoi vecchi 'amici'.
Ore
22,15. Ho incontrato Anton Giulio fuori dall'Empire. Good! I gestori dell'Empire
sono dei signori (avvertono il pubblico anche del
difetto più insignificante: quando ci faranno, i Sabbatini?!...
bwahahahha!!). Il pubblico, meno (un secondo
di quadro spostato e già insultano!).
Cinema
Massimo 3 - musica in sala: nulla.
"Oh my God!! Oh my God!!"
Ma chi ho ammazzato?! Una serie di corti insopportabili. Uno è
di Ciprì e Maresco. E fin qui tutto bene. Ma gli altri, che giustificazioni
hanno?! "L'Opè Incatenato" è in effetti una piccola
genialata a malapena sostenibile: 10 minuti di inquadratura su un vecchio
'forzuto' che non riesce a liberarsi da delle pesanti catene. Kiyoshi
Kurosawa invece, col suo "Kokoru Oduru", l'avrei preso a schiaffi.
Ma forte. "Travis" (di Kelly Reichardt,
coinvolta nel festival) era
incredibile. Immagini indistinte e le stesse frasi
ripetute a oltranza. La gente era incredula, tant'è che
ho acceso il registratore per serbarne documento. Ecco
qui il reperto, anche
se è solo l'ultima parte. Era un capolavoro solo per l'uomo
didascalia che mi stava dietro. Ma vaccacà!! "The Visitors"
(di Steve Dwoskin) era così brutto
che sembrava italiano. 10 minuti di dettagli, culi (inteso
come 'retri di corpi': assolutamente nulla di erotico), valigie,
contrasti tra silenzi ambientali e silenzi digitali. Molti crollano. Io
aspetto che crolli la mia vicina per levarmi dai coglioni ardenti. Appena
cede c'è il colpo
di
scena: una nota di pianoforte! Ma porco dio, me ne vado, che ho fatto
di male?! Sono crollato al 14° minuto, ma poi ho scoperto che ne durava
28!!
Meglio la Bonne Esperance dal fascista. Mi
riferisco a Gianni, l'oste del Frieda's Pub.
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17.11.04
- mercoledì
Ore
12,40. Da Pepino. Mi fanno aspettare x il pranzo, mentre io sono appena
reduce da una visita al Museo Egizio. Stranamente non ci sono raffigurazioni
di Iside. (...)
Allora, mettiamolo x iscritto: Pepino deve morire.
"Pepinooo...! Muori ammazzato, Pepino!"
Postaccio snob, con attore famoso sconosciuto (Roberto
De Francesco).
Caffetteria Po, ssi murì, caffè 83 centesimi. Una che deve
pagare 12,56 non può uscire senza prima aver elargito i sei. Ssi
murì.
Altra caffetteria, con sambucone intonso da lustri. E una poretta cazziata
perché non aveva chiesto permesso per la seconda volta.
Scolo!
Cinema
Empire - musica in sala: nulla.
"Undertow":
duro, teso, severo, pure troppo. God Bless America.
Diretto da David Gordon Green ed interpretato, tra gli altri, da Jamie
Bell ("Billy Elliott") e Josh Lucas (nel ruolo di Parò,
personaggio locale con gli stessi vizi di Pollon...)
Meglio di quello che sembrava dai titoli di testa modaioli. Brutta pure
la colonna sonora tendente all'horror composta da un sedicente Philip
Glass...
Cinema
Empire - musica in sala: nulla.
"Make My Day": ...mmm, nun ce credo che i crucchi sò
tutti cuscì. Triste film tedesco diretto
dalla esordiente Henrike Goetz ed interpretato dalla coreana Kim-Young
Shin, antipatica come pochi,
almeno sullo schermo. Anzi, come tanti, visto che sul film sò tutti
(ma tutti!) musoni. Per una volta il migliore è Chad, l'americano!
Interessante il fatto che in un locale dove si svolge parte dell'azione
c'è della techno dignitosa, che però i personaggi indicano
come 'musica di merda'. Sì, proprio simpatici. Da segnalale poi
la presenza in sala di Tati Sanguineti.
Cinema
Massimo 1 - musica in sala: "Rapput", ancora.
"Coming
to America": filmettone fiabesco di John Landis, interpretato
da Eddie Murphy ed Arsenio Hall.
Divertente ma non troppo. Da ricordare le simpatiche autocitazioni (i
Dukes!!!), un giovane Samuel L. Jackson in una rapina
al fast-food che ci ricorda qualcosa, vero?... Memorabili anche
diverse situazioni, merito in particolare di Eddie Murphy, che del film
è anche co-sceneggiatore: il suo incontro col tipo nei cessi, lui
nel ruolo nel cantante squallido e del bianco dal barbiere... Un
film da non sopravvalutare, ma neanche da sottovalutare.
Cinema
Massimo 1 - musica in sala: nulla.
"My Scarlet Letter": mah. America come Montelupò? Po'
esse. A me il filone neo-realista americano, che
mostra l'America per quello che è, e non per come vorrebbe apparire,
è sempre piaciuto. Però, ora,
quando viene dato spazio a corti (gradevoli, sì) come questo, mi
viene da pensare "sì, vabbè, ma allora perché
non hanno lo stesso successo dei film analoghi ambientati, chennesò,
a Norcia?!". Interessante lo 'slogan' segreto del film: "My
scarlet letter is the invisible lodge saying that I come from here".
Presente in sala la regista Karen Carpenter.
Cinema
Massimo 1 - musica in sala: nulla.
"Mean
Creek": tosto, molto. Questo film, diretto
da Jacob Aaron Estes, è stato proiettato subito dopo il corto "My
Scarlet Letter", accoppiamento dovuto all'organizzazione del festival
che li vedeva simili. Ed in effetti è vero, una storia che deve
molto a "Stand by Me" ed ancora di più a "Bully"
di Larry Clark (film che, nel genere, rimane il top!). Anzi, ero
proprio certo che alcuni attori fossero già stati utilizzati da
Clark in "Bully" e "Ken Park", ma controllando mi
son dovuto ricredere. Ovviamente non si poteva ignorare la
presenza di Rory Culkin, fratellino del già bruciato Macaulay.
Notevole anche la performance di Josh Peck, nel ruolo della 'vittima sacrificale'.
Nello
spostarmi dal Massimo 1 al Lux incontro Anton Giulio, che mi presenta
Chris (Fujiwara). Bel dialogo:
- Ciao.
- Ciao.
- Eheh.
- Eheh.
Cinema
Lux - musica in sala: nulla.
"The Huadu
Chronicles: Blade of the Rose": una boiata cinese come poche,
diretta (?) da Patrick Leung e Corey Yuen. Se non fosse stato per i colori
assurdi e sparatissimi sarebbe stato da alzarsi, anche
se qualcuno considera questo ridicolo sequel di "Twins Effect"
un film di vampiri (???). Poi avevo pure due cafoni di 15 anni
portati
male (cioè oltre i 40) davanti. E Ghezzi era in seconda fila. L'unica
cosa carina del film era Charlene Choi, il 13th Young Master. Soooo cuuuute!!
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18.11.04
- giovedì
All'Empire,
in attesa, incontro di nuovo Anton Giulio. Tanta ggente era lì
per vedere "Illumination" (hanno invertito
gli orari di programmazione, e io lo sapevo), film in concorso
che ho evitato con cura (è francese...).
Come se non bastasse ci sono anche grossi ritardi per problemi tecnici
(irrisolti). M'intrattengo con geronto-giornalisti (uno è di CineCineMas)
e con 'una che me piasje', che però mi caca zero da quando le ho
demolito "Into the Night".
Cinema
Empire - musica in sala: nulla.
"Amazon
Women on the Moon": beh, il film direi che lo conosciamo già
bene. Umorismo a volte eccezionale, altre decisamente sotto
tono.
Sarà l'aria di Torino, ma ho l'impressione che Rosanna Arquette
somigli un po' a Sarah Michelle Gellar!... Si riconferma campione
incontrastato il frammento "Son of the Invisible Man"! Ah, al
cinema c'erano pure Kim Young-Shin ed Henrike Goetz, rispettivamente attrice
e regista di "Make My Day".
Mi
drogo con gamberi drogati.
"All'antica", dice la ragazza.
Cameriera di un ristorante cinese che mi vede scrivere
a penna sul blocco note.
Cinema
Massimo 1 - musica in sala: sento "Englishman in New York" di
Sting, ma poi c'è qualcos altro e poi un brano dei Red Hot Chili
Peppers, quindi si tratta di una compilation, non meglio identificata.
"The Boston
Strangler": bel film di cronaca nera diretto da Richard Fleischer,
sperimentazioni di split-screen (che alla lunga scassano il
cazzo) ed un Tony Curtis grandioso. Un film very very tosto. Magari sempre.
Mi stavo innamorando della mia vicina piccina piccina. Fico il modus operandi
di uno dei sospettati che, su 500 appuntamenti in 6 mesi, ha concluso
nei 2/3 dei casi.
Conclusione:
il cellulare che squilla è perdonabile, perché qualcuno
potrebbe pure onestamente dimenticarselo acceso. Ma chi chiacchiera...
Chi chiacchiera lo fa deliberatamente, ha l'intenzione... (deve
essere punito, dài, perché non dici pure 'sta stronzata?)
Certa gente è assurda. Sì, pure io.
Cinema
Empire - musica in sala: Cypress Hill, ancora.
"Twilight
Zone: The Movie": 4 episodi. Il primo è Landis. Il secondo
è Spielberg. Il terzo e il quarto sono Richard Matheson. La 'recensione'
potrebbe finire qui. E lo farà.
Sono piuttosto convinto che Joss Whedon, il creatore della serie "Buffy
- The Vampire Slayer", sia stato segnato da questo film: diversi
sono gli elementi in comune con la serie. Lo splendido
coniglio mostruoso del terzo segmento (la fobia di Anya per i conigli...),
l'ospizio del secondo segmento che si chiama Sunnyvale (la cittadina di
Buffy si chiama Sunnydale), e il favoloso John Lithgow in crisi nel quarto
segmento che mi ricorda un po' Anthony Stewart Head (Giles, nella serie).
Da ricordare anche la mia vicina, che odorava di rosmarino (o gommapane),
e si rifiutava di spegnere il cellulare: alla quarta vibrazione risponde
"sono al cinema!" e riattacca.
Porca
vacca. Esco dall'Empire alle 19,45. Alle 20,00 inizia lo spettacolo al
Massimo 1. Di corsa mi faccio una Beck's e un trancio di pizza. "Mangi
qui o porti via?".
"Porto via." (così corro, e magno mentre cammino) La
tipa me l'incarta a cazzo di cane, e mi sbrodo con 5 bei goccioloni di
olio piccante prima che me ne renda conto... Sarò capace di risolvere
il problema x domani? No panic, i miei super-pantaloni
bio-degradano lo sporco da soli (pare). Arrivo
al Massimo, e scopro che lo spettacolo è alle 20,30. Fanculo!!!
A me, of course. Piscio e incontro un recanatese accreditato. Ballantines
time!! 4 euro, mi chiede la stronza.
Cinema
Massimo 1 - "Rapput"!! Anzi, "Alfonso 2000".
"Able
Edwards": homemade no-budget no-talent retro sci-fi disaster.
Presente il regista Graham Robertson. Dio che mmerda. E non c'ha neanche
dormito, né magnato, dice. E come paragone
ci scomoda pure "Citizen Kane". Ma vaaaaaaaaaaaaa!!!... Si tratta
di un film interamente girato in mini dv col green screen, ed attori che
definire non professionisti mi pare un complimento. Da ricordare
(così come si ricorda l'Olocausto) il make-up (!!), la gente che
fa finta di
camminare, il comizio politico del protagonista (dio, quanto avrei voluto
che qualcuno avesse sparato sullo schermo!... avessi
avuto una pistola l'avrei fatto, anche a costo di farmi arrestare!!)...
Ah, l'ha fatto con un Mac. Ed all'uscita m'hanno dato del ketchup Heinz.
Che vorrà dire??... Poteva anche farsela, una dormita.
Rivedo
Anton Giulio (sorprendente quanto continui a re-incontrare
sto tipo, mentre non incontro mai gente che sapevo essere a Torino ma
rifuggivo...) e un geronto-giornalista, che mi odia. Cioè,
sala deserta. Io mi metto sul mio posto figo. Se uno ti si mette a sedere
proprio davanti non può che odiarti a morte. Fanculo, mi prendo
un posto ancora più figo!
Cinema
Massimo 1 - "Rappuuuutttt"!!!! Poi arriva uno che canta "Over
the Rainbow" co' na chitarrina.
"Innocent
Blood": aaah!... (nutella...) M'è proprio piaciuta sta
vampire
mob story alla Giovanni (il clan, intendo...).
E nonostante tutto Landis rimane Landis! Horror
ed ironia che si sovrappongono senza pestarsi i piedi. Pare impossibile!!
Favolosa performance di
Robert Loggia (il Mr. Eddy di "Lost Highway"): che magna le
cozze all'aglio, che scappa dall'obitorio ("You stop him!"),
che dorme nel frigo! Grandi e inaspettate apparizioni di Tom Savini, Frank
Oz, Sam Raimi e Dario Argento!!
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19.11.04
- venerdì
Cinema
Lux - musica in sala: nulla.
"Jiang
Hu": Gangster story di Hong Kong, diretta da Wong Jing Po e Ching-Po
Wong (pare che ve stò a pijà per culo,
vero?). Mah. E questo sarebbe lo stato dell'arte
del cinema di Hong Kong?... Heroic bullshit, direbbe qualcuno.
Comunque ben girato. Il problema è che è scritto così
così (azzardiamo 'coi piedi'?), come
sempre ci si aspetta
dai cinesi. Veramente trash il finale, coi fratellini che si paraganono
ai fratelloni. Da appuntare invece (ma non so perché) il modo in
cui vengono utilizzate camera e montaggio nella scena della cena.
Mi
dedico ad un po' di tempo da turista, con tanto di acquisto di souvenir
per mamma, e già che ci sono mi metto
alla ricerca di un paio di negozi di giochi di ruolo che sapevo erano
a Torino. Uno (Blues Brothers) lo trovo, ma non acquisto nulla. L'altro
lo cerco ma pare che abbia più Oscurazione di quanto io abbia Auspex,
mannaggia. In compenso però, nel mio peregrinare, trovo un bel
manifesto pubblicitario di un'agenzia di pompe funebri!
Poi vado a pranzo al Frieda's, anche per salutare Gianni (Gianni!!), che
è stato il mio oste preferito durante la mia permanenza a Torino...
E che mi fa ubriacare!! "Assaggia questa mia grappa alla cannella!"
"Oh, e poi ho fatto pure 'sto liquore, alla cannella!" "Buono,
pare leggero, quanti gradi fa?" "48!" Mannaggia alla cannella
di Gianni, sto 'mbriago!!
Cinema
Massimo 1 - musica in sala: Soundgarden - "Black Hole Sun"!!
Però si tratta di una compilation, probabilmente una colonna sonora:
ci stanno pure gli U2 e i Coldplay.
"10, Rillington
Place": altro film di cronaca nera inglese, riportata
egregiamente da Fleischer. Inquietante, forse anche più di "The
Boston Strangler". Le scene con John Hurt e Richard Attenborough
insieme sono tutte memorabili, quasi quanto la scena finale coi negri,
eheh!
Cinema
Massimo 1 - musica in sala: nulla.
"The Big
Red One": tutta la seconda guerra mondiale vista da un manipolo
di 4 rottinculo americani, diretti da Samuel Fuller. Doveva durare
4 ore, in origine. Ma purtroppo (meno male!)
ci hanno potuto dare solo 2 ore e 40 minuti... E' tutto molto bello, è
tutto molto lungo, è tutto un guardare l'orologio. E' un gran film,
ma è palloso. E non sopportavo la musica. Però certi momenti
sono carucci: "Poussez!" per esempio. In sala c'erano anche
Christa Fuller ed un critico dei Cahiers du Cinema che di Samuel era compagnuccio.
Ora,
sapendo che apparirà la madonna, mi presento al Lux con 60 minuti
di anticipo, non prima però di essermi sincerato altri 30 minuti
prima che la situazione fosse tranquilla. Onestamente mi aspettavo di
più, in termini di delirio, dai fans italiani. Per me è
stato meglio così, ma per il nostro orgoglio folle nazionale un
po' poco.
Quando mi presento c'è già un piccolo gruppetto di persone
presenti, visibilmente fan anche senza segni distintivi. Però credo
di essere stato visibilmente fan io stesso, non foss'altro che per gli
stati d'ansia da adolescente... Dopo un po' arrivano due 'signorini' (due
fighetti vestiti da 'piccoli lord'), che si piazzano vicino all'ingresso
con la loro telecamerina digitale, convinti che Sarah Michelle Gellar
(sarebbe lei, la
madonna...) entrerà dall'ingresso principale. ... BWAHAHAHAHAH!!!
Che poveretti!!
Quando
aprono mi arraffo subito una t-shirt promozionale e mi posiziono in quarta
fila. Una coppia di fans che c'erano da tempo immemore si piazza invece
in prima fila: ottima per le visioni mistiche, ma per il film?...
Comunque
la madonna appare (dalle segrete del cinema, of course, chissà
se i signorini stanno ancora ad aspettare di sopra), visibilmente intimidita
dalla folla (mi sa che non è fatta per il teatro), dice due cazzate
(queste, per l'esattezza:"Non parlo italiano per
niente, ma ho appena imparato 'Grazie tanto!'" e "Vorrei solo ringraziarvi
per essere venuti, e spero che vi piaccia." Sì,
ci piace, che ci ringrazi!), si fa fare delle foto e poi
scompare dal mio campo visivo. E ora, il film.
Cinema
Lux - musica in sala: nulla.
"The Grudge":
remake del film giapponese "Ju On", diretto da
Takashi Shimizu (che nella vita fa "Ju On"). Sì, anche
il remake è diretto dallo stesso regista... E girato in Giappone...
Negli stessi ambienti... Con le stesse scene, se si escludono alcuni dettagli...
Con quasi gli stessi attori, se si escludono Sarah Michelle Gellar ("Buffy
- The Vampire Slayer", of course!), Bill Pullman (Lone Starr in "Spaceballs",
of course!), Grace Zabriskie (la mamma di Laura Palmer!), e Clea DuVall
(altra reduce da "Buffy", stagione 1: era la ragazzina che diventava
invisibile perché ignorata dai coetanei!...). Insomma, il film
è bello per forza, in quanto identico all'originale. L'unica differenza
reale è la spudorata natura commerciale dell'operazione... Ma almeno
il risultato, prodotto da Sam Raimi, è comunque migliore del pur
dignitoso "The Ring". Certo, alla fine della proiezione qualcuno
ha fatto "Buuu!!...", ma era chiaramente pubblico snob che non
poteva sopportare che un personaggio televisivo di successo si dedicasse
al cinema con risultati decenti (come se fosse la prima volta... nessuno
ha visto "Cruel Intentions", o "Scooby-Doo"?... Bwahahhaahha!!!)
Altre
amare considerazioni sul pubblico. La visione è disturbata da un'epidemia
di peste (tutti tossivano sempre), dai risolini isterici
dei maschietti dominanti che così sono soliti dissimulare la loro
inquietudine ("non m'ha fatto paura, nonnò!"), dalla
gente che chiacchiera e commenta di continuo (neanche fossimo in un multi-lager
di sabato sera... Cristo, siamo a un festival, non ci dovrebbe essere
gente seria?!) e, dulcis in fundo, dietro di me si piazzano du' vecchie
uguali a quelle della pubblicità (dài, quelle dei punti
del supermercato) che fanno continuamente didascalie ("guarda, sale
le scale!", "oooh!") e mi danno ginocchiate sulla schiena
ogni volta che il film fa "BOO!", quindi spesso. Siamo circondati
da stronzi.
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20.11.04
- sabato
Il
mio ultimo giorno al Torino Film Festival si svolge nella sala Romano
3, dove si svolgeranno alcune conferenze stampa, compresa quella della
madonna, of course. Quando arrivo ci siamo solo io e la traduttrice, e
si fan due chiacchiere. Prendo posto volontariamente in seconda fila per
non togliere un buon posto a qualche professionista serio (perché
sia chiaro che io ero solo uno scroccone rottinculo!).
Il
primo incontro è con Christa Fuller e l'altro critico di cui vi
dicevo sopra... Andate a vedere, se ve ne frega qualcosa. Ovviamente si
parla
del nuovo montaggio di "The Big Red One", che vergognosamente
era stato visto solo da 5 presenti (me compreso, naturalmente), rendendo
fin troppo evidente che quelli che stavano lì stavano lì
solo per l'apparizione della madonna... Imbarazzante. Ma nonostante ciò,
la conferenza/chiacchierata procede amabilmente per parecchi minuti, e
viene interrotta solo dal tempo limitato. I due ospiti sono si mostrano
comunque gentilissimi e disponibilissimi, nonostante la nostra capronaggine.
Implorano pure che, come ai tempi della WWII gli americani hanno liberato
l'Europa, ora l'Europa liberi gli americani!!... Eheheh...
Il
secondo incontro è con un vecchio vecchio su una sedia a rotelle...
Il portoghese Paulo Rocha, che intendeva discutere di "Vanitas".
Peccato che pare che sto film l'avessero evitato tutti (me compreso) e
lo lodasse solo il suo intervistatore di fiducia... C'è anche da
dire che il vecchio pare un po' svalvolato: ecco un bello scambio.
"Si potrebbe dire che il tuo ultimo film sia
un tuo ritorno ad un modo di girare più giovanile?"
"Grazie, sono lusingato della vostra accoglienza."
Il
terzo ed ultimo incontro, almeno per me, è con la madonna Sarah
Michelle Gellar, per la presentazione del film "The Grudge".
Sarah esce da una botola accompagnata da due corpulente bodyguards ed
altra corte al seguito, che impediranno ai fotografi professionisti di
fare foto dal basso (cosa ci nasconderà Sarah?!... il doppio mento?!?!).
Ecco qui riportato, il contenuto integrale della conferenza stampa, in
italiano (e poi dite che non sono bravo!). Le domande (in
bianco) sono state poste da giornalisti diversi. Le risposte (in
giallo) ovviamente da SMG.
"Vorrei chiedere, naturalmente, che cosa è stato
di questo progetto così particolare, così speciale, che ha attratto Sarah
a questa parte."
[squilla
un cellulare]
"E'
per me?? [risate] Resta in linea! Hello?
Ciao! Uhm… E' stata una combinazione di cose. Penso sia stato per la possibilità
di trovare qualcosa che non era mai stato fatto prima. E' la prima volta
che un film giapponese viene rifatto col regista originale, è stata un'opportunità
per lavorare con Sam Raimi, ed infine siamo stati davvero a girarlo in
Giappone, il che penso sia stato l'unico modo per farlo funzionare."
"Conosceva il 'Grudge' originale? Che rapporto aveva con la serie precedente?"
"Sì,
ho visto l'originale, ed ho fatto l'errore di guardarlo a casa da sola
di notte, hehe, e… L'ho trovato così bello, ed ho pensato che era così
differente dalla maggior parte dei film. Lascia così tanto all'immaginazione,
è molto di più quello che è stato fatto sulle emozioni piuttosto che sull'azione."
"In questo senso Sarah ha lavorato sia con registi di horror importanti
americani, come Wes Craven, che con un regista importante giapponese come
Takashi Shimizu. Come descriverebbe la differenza di articolare la paura
nel cinema tra questi due tipi di cinematografie?"
"Penso che nei film americani tutto sia più evidente,
leggermente più sessuale e, decisamente, non trovo che sia emozionale.
E penso che la cosa importante di Shimizu e del suo film è che è basato
su situazioni davvero pessime, di violenza domestica, abusi infantili,
tradimenti… Penso che ciò lo renda molto più spaventoso perché è molto
più emozionale. Penso poi che sia anche il modo di girare, che è molto
diverso dagli Stati Uniti, è molto più coinvolgente per tutti, compreso
il pubblico."
"Quali sono le differenze che ha notato di lavorazione, tra le produzioni
americane e quelle giapponesi?"
"La differenza principale credo sia nell'etica del
lavoro. Non posso dire che gli americani siano pigri, ma decisamente non
c'è la stessa forte attitudine al lavoro che hanno i giapponesi. Lavorano
24 ore al giorno, è tutto molto serio, mentre nei set americani ci si
raggruppa,
si è più gioviali. In Giappone è tutto molto più professionale, ed è stato
splendido perché è forse la prima volta che ci sia una vera co-produzione
americana e giapponese, è stata la prima volta che si ha effettivamente
lavorato insieme. Se guardi i film del passato girati in Giappone, come
"Black Rain" o "Lost in Tranlation", erano principalmente delle troupe
americane con all'interno degli atteri giapponesi. In questo caso invece
si è lavorato diversamente, penso si possa dire che gli americani abbiano
portato ai giapponesi un po' della loro leggerezza, mentre i giapponesi
hanno portato agli americani la loro forte etica del lavoro."
"La lingua dominante sul set era comunque il giapponese, quindi non l'inglese."
"Non si capivano per niente"
"Come comunicavate sul set?"
[Sarah fa strani gesti e pose] [risate]
"Veramente, è davvero interessante perché non parlo
nessun altra lingua a parte l'inglese anzi, mi sento come se stassi ancora
lavorando
sull'inglese, ma... Quando si viaggia spesso hai a che fare con altre
lingue romanze, qualcosa si può capire, ma quando vai in Giappone niente
suona familiare, nulla appare familiare, è stata una full immersion. Alla
fine di tutto riuscivo a capire il giapponese quasi fluentemente, anche
se nella conversazione ero decisamente carente ma è stata comunque una
grande educazione alla comunicazione, ho capito che non è necessario parlare
la stessa lingua per capirsi, quando combini espressioni del viso, gestualità,
tono della voce, credi di capire cosa si sta dicendo. Fino a un certo
punto."
"Come descriverebbe il suo personaggio nel film?"
"La cosa che trovo molto interessante è il quanto
fosse sopraffatta dagli eventi, non era affatto una ragazza che avesse
la capacità di affrontare quelle situazioni."
"La versione americana del film presenta degli inserti gore, che in quella
giapponese invece non ci sono affatto. Volevo sapere se questa cosa il
regista l'aveva motivata, l'aveva spiegata…" "Veramente
è l'opposto, abbiamo avuto parecchi problemi con la censura americana,
ne sono certa. E' dura da capire, ma la nostra censura è molto molto difficile.
Capita spesso che il cineasta non consideri offensiva una certa cosa,
ma la censura sì. C'era molto di più nella versione giapponese in quanto
a violenza domestica ed abusi infantili, che non avevamo il permesso di
aggiungere. Quindi semmai credo che sia la versione americana ad essere
più annacquata di quella giapponese. Non so se ti riferisci a una qualche
scena in particolare, ma posso dire che tutto sommato c'è stato parecchio
materiale che siamo stati costretti ad eliminare per passare il nostro
sistema di censura."
"Vorrei sapere se vi ha sorpreso il successo del film, che in America
ha incassato oltre cento milioni di dollari, che è strepitoso. E se molto
è dovuto a lei, visto che negli Stati Uniti la serie di "Buffy" ovviamente
l'ha resa celeberrima. E poi ho letto che lei ha dichiarato che le piace
molto farsi spaventare. E' vero? E continuerà a fare solo film così, o
cosa c'è nel suo futuro?"
"A proposito del successo del film, non credo che
fosse qualcosa alla quale eravamo preparati. Se qualcuno sei mesi fa mi
avesse detto che questo film avrebbe fatto cento milioni di dollari in
due settimane, avrei riso. O se m'avessero detto che avesse incassato
quaranta milioni solo al primo giorno. Ovviamente siamo tutti davvero
orgogliosi del successo del film. La mia fama può avere aiutato ma non
credo che abbia così tanto a che fare col fatto che il film sia andato
così bene. A proposito di me, il mio ego non è poi così grande, che vi
posso dire, non è tutta opera mia, credo sia stata una combinazione di
attori meravigliosi, di cineasti meravigliosi, e di scene meravigliose.
E sì, mi piace veramente, essere spaventata. Penso che per me mi piacciono
personaggi femminili molto forti, mi piacciono i film in cui siano le
donne a guidare."
"A volte non le dà fastidio il fatto di essere riconosciuta solo come
Buffy? In più, che differenza c'è tra il lavorare con horror televisivi
e il lavorare al cinema?"
"Decisamente non mi disturba, sono molto molto orgogliosa
di quella serie, è stata una serie incredibilmente strepitosa. Credo sia
stata molto importante per le giovani donne, e credo veramente che abbia
contribuito a cambiare la televisione. Quando ho iniziato con 'Buffy'
la maggioranza delle serie aveva uomini come protagonisti, mentre ora
la maggioranza ha protagonisti femminili in America. Le donne
sono dottori, avvocati, spie, eroine… Ed è qualcosa di cui sarò sempre
orgogliosa. Sì, c'è una grossa differenza tra il lavorare per uno show
televisivo e il lavorare per un film. In televisione devi lavorare con
orari assurdi, non si finisce mai, è una cosa che assorbe tempo in una
maniera incredibile. Lavori nove mesi l'anno continuamente. Invece quando
lavori a un film, lavori tre mesi, poi hai un mese libero, sai bene gli
orari nei quali devi esserci e nei quali puoi non esserci, si lavora molto
meno. Fare cinema è un lavoro molto molto più semplice. Ed anche il coinvolgimento
è diverso."
"Buffy è una delle grandissime serie della televisione americana, che
in sette anni è andata migliorando, non è mai caduta di livello. Quanto
lei è stata gradualmente partecipe proprio alla configurazione del suo
personaggio, al delineare la sua evoluzione?"
"Penso che sia stata una combinazione di tutto.
Una combinazione di sceneggiatori, di registi, di attori, ed anche di
pubblico. E' proprio la popolarità di questa serie che ha permesso che
potesse andare avanti. Penso che i nostri creatori abbiano dato molto
ascolto al pubblico, alle loro richieste. Quello che penso sia la cosa
più importante è che spesso nella televisione americana quando inizi con
un personaggio di una certa età, lì si rimane. E i nostri creatori invece
si sono voluti assicurare che io crescessi mentre cresceva il pubblico,
e mentre cresceva Buffy, che è passata da teenager a studente di college,
da madre di uno, a madre di tutti, in un certo senso. E il bello è che
puoi continuare a crescere."
"Vorrei chiedere una cosa. Questa è una rassegna perlopiù di film d'autore,
di film indipendenti, e molti dei protagonisti ci hanno detto che per
fare questi film hanno rinunciato a scendere a compromessi con gli studios
per avere magari dei finanziamenti, tutto per favorire e per permettere
alla loro arte di essere libera. Invece in questo caso ci troviamo di
fronte una persona che ha avuto esperienze nel mainstream, nel cinema
più istituzionale. Volevo sapere se effettivamente, come molti c'hanno
detto, ci sono dei diktat dall'alto, ci sono delle cose che si possono
dire e delle cose che non si possono dire nel tipo di cinema che fa lei."
"Eheheh! Siamo stati molto molto fortunati con questo
film. Shimizu e Sam Raimi si sono dati da fare per finanziare il film
da soli. L'hanno venduto a diversi territori stranieri, e l'ultimo territorio
a cui è
stato venduto è stata l'America. Molte volte capita che, lavorando con
i grossi studios, ci possano essere delle interferenze. Ma in questo caso
alla Sony il film piaceva davvero molto, sono stati incredibilmente di
supporto, non hanno mai dovuto farci cambiare qualcosa perché lo voleva
lo studio. Penso che molto di ciò sia dovuto a Sam Raimi, perché anche
"Spider Man" è della Sony. Sam è andato dalla Sony e gli ha spiegato che
si sarebbe fatto un film secondo la visione di Shimizu, un film giapponese,
un film americano. La Sony ha gradito molto già il primo girato e ci ha
dato degli altri soldi per tornare in Giappone e girare più esterni. Perché
è spaventosamente costoso girare nelle strade di Tokyo! Non riesco ad
immaginare una relazione con più sinergia di quanta ce ne sia stata in
questo caso. Sono ben consapevole di cosa a molti filmmakers indipendenti
tocchi passare, ma nel nostro caso l'unica cosa a cui ci siamo dovuti
piegare è stata la censura americana."
"Sei single?"
"Sono sposata!!"
"Me ne vado, allora."
"Spiacente."
Si è poi parlato (ne parlo indirettamente perché
m'era finito lo spazio sul registratore digitale) delle sue attività
di beneficenza, e dei suoi progetti per il futuro: sarà in "Southland
Tales" di Richard Kelly ("Donnie Darko") ed in "Revolver" di Asif Kapadia
("The Warrior").
Finita
la conferenza è stata immediatamente placcata da alcuni giornalisti
professionisti che le hanno fatto altre domande, mentre tutti gli altri
parassiti sono stati invitati ad allontanarsi. Così ho fatto, posizionandomi
fuori della sala, davanti all'uscita di sicurezza che SMG avrebbe utlizzato
per svignarsela. C'era una decina di miei 'colleghi' già sul posto.
Comunque non c'è stato verso di avvicinarla: uscita di lì
si è giusto scusata coi presenti dicendo "Sorry."
ed è poi montata sul suo macchinone che l'ha portata di corsa a
Milano per il Future Show, lasciando di sasso tutti i fans venuti apposta
per la prevista session di autografi al Lux... Sono passato giusto per
vedere che aria tirava, ma non c'era nulla da vedere ("Via, non c'è
nulla da vedere"), se non dei fans che avevo visto pure la sera prima,
che però sarebbero rimasti in attesa del nulla. Mi faccio il mio
ultimo pasto dal cinese e fuggo da Torino.
Alla prossima!
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