Succede che quest'anno vengo a sapere della possibilità di ottenere accrediti dall'Università di Macerata per il Torino Film Festival.
Dopo un breve titubare, opto per l'andarci (solo dopo aver saputo della prevista apparizione di Sarah Michelle Gellar!...) fuori tempo massimo, e se poi riuscirò effettivamente ad andarci lo devo solo all'impegno del mio professore Anton Giulio Mancino.

Quello che segue è un mio 'diario' che riporta quanto ho vissuto ed assistito. Il testo appare in bianco. In giallo sono riportate le aggiunte. In verde i commenti postumi...

 

15.11.04 - lunedì

Sfuggito alla deleteria festa di laurea di Cre To, titolare del portale di cinema asiatico Asian Feast, e pieno zeppo di grappa alla rosa fino al cervello, prendo il trenino per Torino dandomi a delle allegre letture su alchimia, massoneria e caso Pacciani... Per infine approdare nel mio hotel, dall'inquietante ingresso che mi ricordava un po' (un po' troppo) l'hotel di "Suspiria".

 

16.11.04 - martedì

Il mattino seguente corro al palazzo della Rai, dove ottengo l'accredito da una mia collega di Ancona (qualcosa mi fa pensare che lei si sia già laureata...) e vedo le prime facce da cazzo: quelle alle quali non rivolgerò mai la parola, ma già so che mi stanno sui coglioni. E via col tour de force di visioni!

Cinema Empire - musica in sala: qualcosa di folk italiano non meglio identificato, con voce, piano, organetto, batteria... Forse i Lou Dalfin?
"The Three Amigos": più divertente di quello che sembra, questo vecchio film di John Landis. Ma comunque, ovviamente, un filmetto, con Steve Martin, Chevy Chase e Martin Short. Mi spiscio dal ridere
da solo sulla scena in cui Steve Martin tenta di richiamare i suoi due compari in modo discreto, mentre loro ovviamente lo ignorano... Indimenticabili anche l'epico saluto degli Amigos e la situazione del 'singing bush' e 'the invisible swordsman'! Curiosa l'apparizione improvvisa di Brian Thompson in un ruolo secondario, un attore che ricordo per la sua interpretazione del Primogenito Brujah Eddie Fiori nella serie "Kindred - The
Embraced" (ispirata al celebre rpg "Vampire - The Masquerade") e per le sue apparizioni nella serie "Buffy - The Vampire Slayer" nei ruoli di Luke (servitore de The Master nella prima stagione) e del demone-vampiro The Judge (nella seconda stagione).

Cinema Lux - musica in sala: non so, arrivo giusto in tempo per i titoli di testa!...
"Before Sunset": una francesata americana niente male, con Richard Linklater. Una coppia di ex amanti (Ethan Hawke e Julie Delpy) si
re-incontra per caso dopo nove anni e passeggiando per Parigi in tempo reale parlano, parlano, parlano... Incredibilmente guardabile, nonostante le premesse. Il film si segue perfettamente anche senza aver visto il precedente "Before Sunrise", del quale nemmeno conoscevo l'esistenza, prima! Però, sulle stesse tematiche, trovo che se la siano cavata meglio Sofia Coppola, con "Lost in Translation" e Wong Kar Wai, con "In the Mood for Love". Da ricordare Julie Delpy che canta (anche se mi puzzava tropo di Truffaut), il giochino idiota "Say Stop!..." e lo scambio di battute finali, che riporto in nero, per evitare di spoilerare. "You are gonna lose that plane."; "I know."
Piazza Vittorio Emanuele II (la vendetta).
Passa un aereo e sento un De Andrè lontano e muratori esplodono mura.
Sono le 14,30 e sto digerendo anatra al curry.

Cinema Massimo 1 - musica in sala: Bisio, "Rapput", tutto l'album!
"Violent Saturday": storia di una rapina andata a male, by Richard
Fleischer, del 1955. Uno dei primi noir a colori. Noir corale a colori, fiiico! Ladri, impiegati, troiette, troietti ed amish che si intrecciano con tanto istinto U.S.A.! Incredibile il "A true hero" nei sottotitoli, oltre la fine del film!...

Ore 17,50. Mi faccio una birretta in un vermouth café vicino all'Empire.
Attendo "The Toolbox Murders". Powell e Mentana: what's the link?
Che pocciolo, la Mondadori.
Un loro scagnozzo ha tentato di vendermi enciclopedie: perdita di tempo per entrambi.

Cinema Empire - musica in sala: qualcosa di hip-hop. Ice Cube? NWA? Macché, è l'ultimo Cypress Hill!
"Toolbox Murders": slasher esoterico, una delle più figate di Tobe Hooper da secoli. Hooper scherza col genere con disinvoltura, evitando di fare BOO! con flash digitali che hanno decisamente rotto i coglioni, ma facendo BOO! barando sul montaggio, per esempio: un maestro! Bentornato, magari sempre! Spanne sopra a boiate
quali "Shocker" di Wes Craven: 'Him' ad Horace Pinker se lo magna!! Nel cast Angela Bettis (May in "May") e Juliet Landau (Drusilla in "Buffy the Vampire Slayer" ed "Angel"). Ah, per la cronaca, non è affatto il remake di "The Toolbox Murders" dei '70.

Cinema Empire - musica in sala: lo stesso folk non identificato della mattina.
"Trading Places": ho avuto un flash! Questo è il film che da giovane mi ha 'convertito' alla 'lotta di classe'! Ennesimo piccolo capolavoro di John Landis, con Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Jamie Lee Curtis ed
un'apparizione di James (non John, siamo spiacenti) Belushi! Un vero capolavoro sono tutte le scene con Dan Aykroyd ubriaco vestito
da Babbo Natale, incredìbboli!! Da ricordare anche il disco-funk ("Do You Wanna Funk" di Sylvester) del party di Eddie Murphy con i suoi vecchi 'amici'.

Ore 22,15. Ho incontrato Anton Giulio fuori dall'Empire. Good! I gestori dell'Empire sono dei signori (avvertono il pubblico anche del difetto più insignificante: quando ci faranno, i Sabbatini?!... bwahahahha!!). Il pubblico, meno (un secondo di quadro spostato e già insultano!).

Cinema Massimo 3 - musica in sala: nulla.
"Oh my God!! Oh my God!!"
Ma chi ho ammazzato?! Una serie di corti insopportabili. Uno è di Ciprì e Maresco. E fin qui tutto bene. Ma gli altri, che giustificazioni hanno?! "L'Opè Incatenato" è in effetti una piccola genialata a malapena sostenibile: 10 minuti di inquadratura su un vecchio 'forzuto' che non riesce a liberarsi da delle pesanti catene. Kiyoshi Kurosawa invece, col suo "Kokoru Oduru", l'avrei preso a schiaffi. Ma forte. "Travis" (di Kelly Reichardt, coinvolta nel festival) era
incredibile. Immagini indistinte e le stesse frasi ripetute a oltranza. La gente era incredula, tant'è che ho acceso il registratore per serbarne documento. Ecco qui il reperto, anche se è solo l'ultima parte. Era un capolavoro solo per l'uomo didascalia che mi stava dietro. Ma vaccacà!! "The Visitors" (di Steve Dwoskin) era così brutto che sembrava italiano. 10 minuti di dettagli, culi (inteso come 'retri di corpi': assolutamente nulla di erotico), valigie, contrasti tra silenzi ambientali e silenzi digitali. Molti crollano. Io aspetto che crolli la mia vicina per levarmi dai coglioni ardenti. Appena cede c'è il colpo
di scena: una nota di pianoforte! Ma porco dio, me ne vado, che ho fatto di male?! Sono crollato al 14° minuto, ma poi ho scoperto che ne durava 28!!
Meglio la Bonne Esperance dal fascista. Mi riferisco a Gianni, l'oste del Frieda's Pub.

 

17.11.04 - mercoledì

Ore 12,40. Da Pepino. Mi fanno aspettare x il pranzo, mentre io sono appena reduce da una visita al Museo Egizio. Stranamente non ci sono raffigurazioni di Iside. (...)
Allora, mettiamolo x iscritto: Pepino deve morire.
"Pepinooo...! Muori ammazzato, Pepino!"
Postaccio snob, con attore famoso sconosciuto (Roberto De Francesco).

Caffetteria Po, ssi murì, caffè 83 centesimi. Una che deve pagare 12,56 non può uscire senza prima aver elargito i sei. Ssi murì.
Altra caffetteria, con sambucone intonso da lustri. E una poretta cazziata perché non aveva chiesto permesso per la seconda volta. Scolo!

Cinema Empire - musica in sala: nulla.
"Undertow": duro, teso, severo, pure troppo. God Bless America.
Diretto da David Gordon Green ed interpretato, tra gli altri, da Jamie Bell ("Billy Elliott") e Josh Lucas (nel ruolo di Parò, personaggio locale con gli stessi vizi di Pollon...) Meglio di quello che sembrava dai titoli di testa modaioli. Brutta pure la colonna sonora tendente all'horror composta da un sedicente Philip Glass...

Cinema Empire - musica in sala: nulla.
"Make My Day": ...mmm, nun ce credo che i crucchi sò tutti cuscì. Triste film tedesco diretto dalla esordiente Henrike Goetz ed interpretato dalla coreana Kim-Young Shin, antipatica come pochi,
almeno sullo schermo. Anzi, come tanti, visto che sul film sò tutti (ma tutti!) musoni.
Per una volta il migliore è Chad, l'americano! Interessante il fatto che in un locale dove si svolge parte dell'azione c'è della techno dignitosa, che però i personaggi indicano come 'musica di merda'. Sì, proprio simpatici. Da segnalale poi la presenza in sala di Tati Sanguineti.

Cinema Massimo 1 - musica in sala: "Rapput", ancora.
"Coming to America": filmettone fiabesco di John Landis, interpretato da Eddie Murphy ed Arsenio Hall.
Divertente ma non troppo. Da ricordare le simpatiche autocitazioni (i Dukes!!!), un giovane Samuel L. Jackson in una rapina al fast-food che ci ricorda qualcosa, vero?... Memorabili anche diverse situazioni, merito in particolare di Eddie Murphy, che del film è anche co-sceneggiatore: il suo incontro col tipo nei cessi, lui nel ruolo nel cantante squallido e del bianco dal barbiere... Un film da non sopravvalutare, ma neanche da sottovalutare.

Cinema Massimo 1 - musica in sala: nulla.
"My Scarlet Letter": mah. America come Montelupò? Po' esse. A me il filone neo-realista americano, che mostra l'America per quello che è, e non per come vorrebbe apparire, è sempre piaciuto. Però, ora,
quando viene dato spazio a corti (gradevoli, sì) come questo, mi viene da pensare "sì, vabbè, ma allora perché non hanno lo stesso successo dei film analoghi ambientati, chennesò, a Norcia?!".
Interessante lo 'slogan' segreto del film: "My scarlet letter is the invisible lodge saying that I come from here". Presente in sala la regista Karen Carpenter.

Cinema Massimo 1 - musica in sala: nulla.
"Mean Creek": tosto, molto. Questo film, diretto da Jacob Aaron Estes, è stato proiettato subito dopo il corto "My Scarlet Letter", accoppiamento dovuto all'organizzazione del festival che li vedeva simili. Ed in effetti è vero, una storia che deve molto a "Stand by Me" ed ancora di più a "Bully" di Larry Clark (film che, nel genere, rimane il top!). Anzi, ero proprio certo che alcuni attori fossero già stati utilizzati da Clark in "Bully" e "Ken Park", ma controllando mi son dovuto ricredere. Ovviamente non si poteva ignorare la
presenza di Rory Culkin, fratellino del già bruciato Macaulay. Notevole anche la performance di Josh Peck, nel ruolo della 'vittima sacrificale'.

Nello spostarmi dal Massimo 1 al Lux incontro Anton Giulio, che mi presenta Chris (Fujiwara). Bel dialogo:
- Ciao.
- Ciao.
- Eheh.
- Eheh.

Cinema Lux - musica in sala: nulla.
"The Huadu Chronicles: Blade of the Rose": una boiata cinese come poche, diretta (?) da Patrick Leung e Corey Yuen. Se non fosse stato per i colori assurdi e sparatissimi sarebbe stato da alzarsi, anche se qualcuno considera questo ridicolo sequel di "Twins Effect" un film di vampiri (???). Poi avevo pure due cafoni di 15 anni portati
male (cioè oltre i 40) davanti. E Ghezzi era in seconda fila. L'unica cosa carina del film era Charlene Choi, il 13th Young Master. Soooo cuuuute!!

 

18.11.04 - giovedì

All'Empire, in attesa, incontro di nuovo Anton Giulio. Tanta ggente era lì per vedere "Illumination" (hanno invertito gli orari di programmazione, e io lo sapevo), film in concorso che ho evitato con cura (è francese...). Come se non bastasse ci sono anche grossi ritardi per problemi tecnici (irrisolti). M'intrattengo con geronto-giornalisti (uno è di CineCineMas) e con 'una che me piasje', che però mi caca zero da quando le ho demolito "Into the Night".

Cinema Empire - musica in sala: nulla.
"Amazon Women on the Moon": beh, il film direi che lo conosciamo già bene. Umorismo a volte eccezionale, altre decisamente sotto
tono. Sarà l'aria di Torino, ma ho l'impressione che Rosanna Arquette somigli un po' a Sarah Michelle Gellar!... Si riconferma campione incontrastato il frammento "Son of the Invisible Man"! Ah, al cinema c'erano pure Kim Young-Shin ed Henrike Goetz, rispettivamente attrice e regista di "Make My Day".

Mi drogo con gamberi drogati.
"All'antica", dice la ragazza.
Cameriera di un ristorante cinese che mi vede scrivere a penna sul blocco note.

Cinema Massimo 1 - musica in sala: sento "Englishman in New York" di Sting, ma poi c'è qualcos altro e poi un brano dei Red Hot Chili Peppers, quindi si tratta di una compilation, non meglio identificata.
"The Boston Strangler": bel film di cronaca nera diretto da Richard Fleischer, sperimentazioni di split-screen (che alla lunga scassano il
cazzo) ed un Tony Curtis grandioso. Un film very very tosto. Magari sempre. Mi stavo innamorando della mia vicina piccina piccina. Fico il modus operandi di uno dei sospettati che, su 500 appuntamenti in 6 mesi, ha concluso nei 2/3 dei casi.

Conclusione: il cellulare che squilla è perdonabile, perché qualcuno potrebbe pure onestamente dimenticarselo acceso. Ma chi chiacchiera... Chi chiacchiera lo fa deliberatamente, ha l'intenzione... (deve essere punito, dài, perché non dici pure 'sta stronzata?) Certa gente è assurda. Sì, pure io.

Cinema Empire - musica in sala: Cypress Hill, ancora.
"Twilight Zone: The Movie": 4 episodi. Il primo è Landis. Il secondo è Spielberg. Il terzo e il quarto sono Richard Matheson. La 'recensione' potrebbe finire qui. E lo farà.
Sono piuttosto convinto che Joss Whedon, il creatore della serie "Buffy - The Vampire Slayer", sia stato segnato da questo film: diversi sono gli elementi in comune con la serie. Lo splendido
coniglio mostruoso del terzo segmento (la fobia di Anya per i conigli...), l'ospizio del secondo segmento che si chiama Sunnyvale (la cittadina di Buffy si chiama Sunnydale), e il favoloso John Lithgow in crisi nel quarto segmento che mi ricorda un po' Anthony Stewart Head (Giles, nella serie). Da ricordare anche la mia vicina, che odorava di rosmarino (o gommapane), e si rifiutava di spegnere il cellulare: alla quarta vibrazione risponde "sono al cinema!" e riattacca.

Porca vacca. Esco dall'Empire alle 19,45. Alle 20,00 inizia lo spettacolo al Massimo 1. Di corsa mi faccio una Beck's e un trancio di pizza. "Mangi qui o porti via?".
"Porto via." (così corro, e magno mentre cammino) La tipa me l'incarta a cazzo di cane, e mi sbrodo con 5 bei goccioloni di olio piccante prima che me ne renda conto... Sarò capace di risolvere il problema x domani? No panic, i miei super-pantaloni bio-degradano lo sporco da soli (pare). Arrivo al Massimo, e scopro che lo spettacolo è alle 20,30. Fanculo!!! A me, of course. Piscio e incontro un recanatese accreditato. Ballantines time!! 4 euro, mi chiede la stronza.

Cinema Massimo 1 - "Rapput"!! Anzi, "Alfonso 2000".
"Able Edwards": homemade no-budget no-talent retro sci-fi disaster. Presente il regista Graham Robertson. Dio che mmerda. E non c'ha neanche dormito, né magnato, dice. E come paragone ci scomoda pure "Citizen Kane". Ma vaaaaaaaaaaaaa!!!... Si tratta di un film interamente girato in mini dv col green screen, ed attori che definire non professionisti mi pare un complimento. Da ricordare (così come si ricorda l'Olocausto) il make-up (!!), la gente che fa finta di
camminare, il comizio politico del protagonista (dio, quanto avrei voluto che qualcuno avesse sparato sullo schermo!... avessi avuto una pistola l'avrei fatto, anche a costo di farmi arrestare!!)... Ah, l'ha fatto con un Mac. Ed all'uscita m'hanno dato del ketchup Heinz. Che vorrà dire??... Poteva anche farsela, una dormita.

Rivedo Anton Giulio (sorprendente quanto continui a re-incontrare sto tipo, mentre non incontro mai gente che sapevo essere a Torino ma rifuggivo...) e un geronto-giornalista, che mi odia. Cioè, sala deserta. Io mi metto sul mio posto figo. Se uno ti si mette a sedere proprio davanti non può che odiarti a morte. Fanculo, mi prendo un posto ancora più figo!

Cinema Massimo 1 - "Rappuuuutttt"!!!! Poi arriva uno che canta "Over the Rainbow" co' na chitarrina.
"Innocent Blood": aaah!... (nutella...) M'è proprio piaciuta sta vampire mob story alla Giovanni (il clan, intendo...). E nonostante tutto Landis rimane Landis! Horror ed ironia che si sovrappongono senza pestarsi i piedi. Pare impossibile!! Favolosa performance di
Robert Loggia (il Mr. Eddy di "Lost Highway"): che magna le cozze all'aglio, che scappa dall'obitorio ("You stop him!"), che dorme nel frigo! Grandi e inaspettate apparizioni di Tom Savini, Frank Oz, Sam Raimi e Dario Argento!!

 

19.11.04 - venerdì

Cinema Lux - musica in sala: nulla.
"Jiang Hu": Gangster story di Hong Kong, diretta da Wong Jing Po e Ching-Po Wong (pare che ve stò a pijà per culo, vero?). Mah. E questo sarebbe lo stato dell'arte del cinema di Hong Kong?... Heroic bullshit, direbbe qualcuno. Comunque ben girato. Il problema è che è scritto così così (azzardiamo 'coi piedi'?), come sempre ci si aspetta dai cinesi. Veramente trash il finale, coi fratellini che si paraganono ai fratelloni. Da appuntare invece (ma non so perché) il modo in cui vengono utilizzate camera e montaggio nella scena della cena.

Mi dedico ad un po' di tempo da turista, con tanto di acquisto di souvenir per mamma, e già che ci sono mi metto alla ricerca di un paio di negozi di giochi di ruolo che sapevo erano a Torino. Uno (Blues Brothers) lo trovo, ma non acquisto nulla. L'altro lo cerco ma pare che abbia più Oscurazione di quanto io abbia Auspex, mannaggia. In compenso però, nel mio peregrinare, trovo un bel manifesto pubblicitario di un'agenzia di pompe funebri!
Poi vado a pranzo al Frieda's, anche per salutare Gianni (Gianni!!), che è stato il mio oste preferito durante la mia permanenza a Torino... E che mi fa ubriacare!! "Assaggia questa mia grappa alla cannella!" "Oh, e poi ho fatto pure 'sto liquore, alla cannella!" "Buono, pare leggero, quanti gradi fa?" "48!" Mannaggia alla cannella di Gianni, sto 'mbriago!!

Cinema Massimo 1 - musica in sala: Soundgarden - "Black Hole Sun"!! Però si tratta di una compilation, probabilmente una colonna sonora: ci stanno pure gli U2 e i Coldplay.
"10, Rillington Place": altro film di cronaca nera inglese, riportata
egregiamente da Fleischer. Inquietante, forse anche più di "The Boston Strangler". Le scene con John Hurt e Richard Attenborough insieme sono tutte memorabili, quasi quanto la scena finale coi negri, eheh!

Cinema Massimo 1 - musica in sala: nulla.
"The Big Red One": tutta la seconda guerra mondiale vista da un manipolo di 4 rottinculo americani, diretti da Samuel Fuller. Doveva durare 4 ore, in origine. Ma purtroppo (meno male!) ci hanno potuto dare solo 2 ore e 40 minuti... E' tutto molto bello, è tutto molto lungo, è tutto un guardare l'orologio. E' un gran film, ma è palloso. E non sopportavo la musica. Però certi momenti sono carucci: "Poussez!" per esempio. In sala c'erano anche Christa Fuller ed un critico dei Cahiers du Cinema che di Samuel era compagnuccio.

Ora, sapendo che apparirà la madonna, mi presento al Lux con 60 minuti di anticipo, non prima però di essermi sincerato altri 30 minuti prima che la situazione fosse tranquilla. Onestamente mi aspettavo di più, in termini di delirio, dai fans italiani. Per me è stato meglio così, ma per il nostro orgoglio folle nazionale un po' poco.
Quando mi presento c'è già un piccolo gruppetto di persone presenti, visibilmente fan anche senza segni distintivi. Però credo di essere stato visibilmente fan io stesso, non foss'altro che per gli stati d'ansia da adolescente... Dopo un po' arrivano due 'signorini' (due fighetti vestiti da 'piccoli lord'), che si piazzano vicino all'ingresso con la loro telecamerina digitale, convinti che Sarah Michelle Gellar (sarebbe lei, la madonna...) entrerà dall'ingresso principale. ... BWAHAHAHAHAH!!! Che poveretti!!
Quando aprono mi arraffo subito una t-shirt promozionale e mi posiziono in quarta fila. Una coppia di fans che c'erano da tempo immemore si piazza invece in prima fila: ottima per le visioni mistiche, ma per il film?...
Comunque la madonna appare (dalle segrete del cinema, of course, chissà se i signorini stanno ancora ad aspettare di sopra), visibilmente intimidita dalla folla (mi sa che non è fatta per il teatro), dice due cazzate (queste, per l'esattezza:"Non parlo italiano per niente, ma ho appena imparato 'Grazie tanto!'" e "Vorrei solo ringraziarvi per essere venuti, e spero che vi piaccia." Sì, ci piace, che ci ringrazi!), si fa fare delle foto e poi scompare dal mio campo visivo. E ora, il film.

Cinema Lux - musica in sala: nulla.
"The Grudge": remake del film giapponese "Ju On", diretto da
Takashi Shimizu (che nella vita fa "Ju On"). Sì, anche il remake è diretto dallo stesso regista... E girato in Giappone... Negli stessi ambienti... Con le stesse scene, se si escludono alcuni dettagli... Con quasi gli stessi attori, se si escludono Sarah Michelle Gellar ("Buffy - The Vampire Slayer", of course!), Bill Pullman (Lone Starr in "Spaceballs", of course!), Grace Zabriskie (la mamma di Laura Palmer!), e Clea DuVall (altra reduce da "Buffy", stagione 1: era la ragazzina che diventava invisibile perché ignorata dai coetanei!...). Insomma, il film è bello per forza, in quanto identico all'originale. L'unica differenza reale è la spudorata natura commerciale dell'operazione... Ma almeno il risultato, prodotto da Sam Raimi, è comunque migliore del pur dignitoso "The Ring". Certo, alla fine della proiezione qualcuno ha fatto "Buuu!!...", ma era chiaramente pubblico snob che non poteva sopportare che un personaggio televisivo di successo si dedicasse al cinema con risultati decenti (come se fosse la prima volta... nessuno ha visto "Cruel Intentions", o "Scooby-Doo"?... Bwahahhaahha!!!)

Altre amare considerazioni sul pubblico. La visione è disturbata da un'epidemia di peste (tutti tossivano sempre), dai risolini isterici dei maschietti dominanti che così sono soliti dissimulare la loro inquietudine ("non m'ha fatto paura, nonnò!"), dalla gente che chiacchiera e commenta di continuo (neanche fossimo in un multi-lager di sabato sera... Cristo, siamo a un festival, non ci dovrebbe essere gente seria?!) e, dulcis in fundo, dietro di me si piazzano du' vecchie uguali a quelle della pubblicità (dài, quelle dei punti del supermercato) che fanno continuamente didascalie ("guarda, sale le scale!", "oooh!") e mi danno ginocchiate sulla schiena ogni volta che il film fa "BOO!", quindi spesso. Siamo circondati da stronzi.

 

20.11.04 - sabato

Il mio ultimo giorno al Torino Film Festival si svolge nella sala Romano 3, dove si svolgeranno alcune conferenze stampa, compresa quella della madonna, of course. Quando arrivo ci siamo solo io e la traduttrice, e si fan due chiacchiere. Prendo posto volontariamente in seconda fila per non togliere un buon posto a qualche professionista serio (perché sia chiaro che io ero solo uno scroccone rottinculo!).

Il primo incontro è con Christa Fuller e l'altro critico di cui vi dicevo sopra... Andate a vedere, se ve ne frega qualcosa. Ovviamente si parla del nuovo montaggio di "The Big Red One", che vergognosamente era stato visto solo da 5 presenti (me compreso, naturalmente), rendendo fin troppo evidente che quelli che stavano lì stavano lì solo per l'apparizione della madonna... Imbarazzante. Ma nonostante ciò, la conferenza/chiacchierata procede amabilmente per parecchi minuti, e viene interrotta solo dal tempo limitato. I due ospiti sono si mostrano comunque gentilissimi e disponibilissimi, nonostante la nostra capronaggine. Implorano pure che, come ai tempi della WWII gli americani hanno liberato l'Europa, ora l'Europa liberi gli americani!!... Eheheh...

Il secondo incontro è con un vecchio vecchio su una sedia a rotelle... Il portoghese Paulo Rocha, che intendeva discutere di "Vanitas". Peccato che pare che sto film l'avessero evitato tutti (me compreso) e lo lodasse solo il suo intervistatore di fiducia... C'è anche da dire che il vecchio pare un po' svalvolato: ecco un bello scambio.
"Si potrebbe dire che il tuo ultimo film sia un tuo ritorno ad un modo di girare più giovanile?"
"Grazie, sono lusingato della vostra accoglienza."

Il terzo ed ultimo incontro, almeno per me, è con la madonna Sarah Michelle Gellar, per la presentazione del film "The Grudge". Sarah esce da una botola accompagnata da due corpulente bodyguards ed altra corte al seguito, che impediranno ai fotografi professionisti di fare foto dal basso (cosa ci nasconderà Sarah?!... il doppio mento?!?!). Ecco qui riportato, il contenuto integrale della conferenza stampa, in italiano (e poi dite che non sono bravo!). Le domande (in bianco) sono state poste da giornalisti diversi. Le risposte (in giallo) ovviamente da SMG.
"Vorrei chiedere, naturalmente, che cosa è stato di questo progetto così particolare, così speciale, che ha attratto Sarah a questa parte."
[squilla un cellulare]
"E' per me?? [risate] Resta in linea! Hello? Ciao! Uhm… E' stata una combinazione di cose. Penso sia stato per la possibilità di trovare qualcosa che non era mai stato fatto prima. E' la prima volta che un film giapponese viene rifatto col regista originale, è stata un'opportunità per lavorare con Sam Raimi, ed infine siamo stati davvero a girarlo in Giappone, il che penso sia stato l'unico modo per farlo funzionare."
"Conosceva il 'Grudge' originale? Che rapporto aveva con la serie precedente?"
"Sì, ho visto l'originale, ed ho fatto l'errore di guardarlo a casa da sola di notte, hehe, e… L'ho trovato così bello, ed ho pensato che era così differente dalla maggior parte dei film. Lascia così tanto all'immaginazione, è molto di più quello che è stato fatto sulle emozioni piuttosto che sull'azione."
"In questo senso Sarah ha lavorato sia con registi di horror importanti americani, come Wes Craven, che con un regista importante giapponese come Takashi Shimizu. Come descriverebbe la differenza di articolare la paura nel cinema tra questi due tipi di cinematografie?"
"Penso che nei film americani tutto sia più evidente, leggermente più sessuale e, decisamente, non trovo che sia emozionale. E penso che la cosa importante di Shimizu e del suo film è che è basato su situazioni davvero pessime, di violenza domestica, abusi infantili, tradimenti… Penso che ciò lo renda molto più spaventoso perché è molto più emozionale. Penso poi che sia anche il modo di girare, che è molto diverso dagli Stati Uniti, è molto più coinvolgente per tutti, compreso il pubblico."
"Quali sono le differenze che ha notato di lavorazione, tra le produzioni americane e quelle giapponesi?"
"La differenza principale credo sia nell'etica del lavoro. Non posso dire che gli americani siano pigri, ma decisamente non c'è la stessa forte attitudine al lavoro che hanno i giapponesi. Lavorano 24 ore al giorno, è tutto molto serio, mentre nei set americani ci si raggruppa, si è più gioviali. In Giappone è tutto molto più professionale, ed è stato splendido perché è forse la prima volta che ci sia una vera co-produzione americana e giapponese, è stata la prima volta che si ha effettivamente lavorato insieme. Se guardi i film del passato girati in Giappone, come "Black Rain" o "Lost in Tranlation", erano principalmente delle troupe americane con all'interno degli atteri giapponesi. In questo caso invece si è lavorato diversamente, penso si possa dire che gli americani abbiano portato ai giapponesi un po' della loro leggerezza, mentre i giapponesi hanno portato agli americani la loro forte etica del lavoro."
"La lingua dominante sul set era comunque il giapponese, quindi non l'inglese."
"Non si capivano per niente"
"Come comunicavate sul set?"
[Sarah fa strani gesti e pose] [risate]
"Veramente, è davvero interessante perché non parlo nessun altra lingua a parte l'inglese anzi, mi sento come se stassi ancora lavorando sull'inglese, ma... Quando si viaggia spesso hai a che fare con altre lingue romanze, qualcosa si può capire, ma quando vai in Giappone niente suona familiare, nulla appare familiare, è stata una full immersion. Alla fine di tutto riuscivo a capire il giapponese quasi fluentemente, anche se nella conversazione ero decisamente carente ma è stata comunque una grande educazione alla comunicazione, ho capito che non è necessario parlare la stessa lingua per capirsi, quando combini espressioni del viso, gestualità, tono della voce, credi di capire cosa si sta dicendo. Fino a un certo punto."
"Come descriverebbe il suo personaggio nel film?"
"La cosa che trovo molto interessante è il quanto fosse sopraffatta dagli eventi, non era affatto una ragazza che avesse la capacità di affrontare quelle situazioni."
"La versione americana del film presenta degli inserti gore, che in quella giapponese invece non ci sono affatto. Volevo sapere se questa cosa il regista l'aveva motivata, l'aveva spiegata…" "Veramente è l'opposto, abbiamo avuto parecchi problemi con la censura americana, ne sono certa. E' dura da capire, ma la nostra censura è molto molto difficile. Capita spesso che il cineasta non consideri offensiva una certa cosa, ma la censura sì. C'era molto di più nella versione giapponese in quanto a violenza domestica ed abusi infantili, che non avevamo il permesso di aggiungere. Quindi semmai credo che sia la versione americana ad essere più annacquata di quella giapponese. Non so se ti riferisci a una qualche scena in particolare, ma posso dire che tutto sommato c'è stato parecchio materiale che siamo stati costretti ad eliminare per passare il nostro sistema di censura."
"Vorrei sapere se vi ha sorpreso il successo del film, che in America ha incassato oltre cento milioni di dollari, che è strepitoso. E se molto è dovuto a lei, visto che negli Stati Uniti la serie di "Buffy" ovviamente l'ha resa celeberrima. E poi ho letto che lei ha dichiarato che le piace molto farsi spaventare. E' vero? E continuerà a fare solo film così, o cosa c'è nel suo futuro?"
"A proposito del successo del film, non credo che fosse qualcosa alla quale eravamo preparati. Se qualcuno sei mesi fa mi avesse detto che questo film avrebbe fatto cento milioni di dollari in due settimane, avrei riso. O se m'avessero detto che avesse incassato quaranta milioni solo al primo giorno. Ovviamente siamo tutti davvero orgogliosi del successo del film. La mia fama può avere aiutato ma non credo che abbia così tanto a che fare col fatto che il film sia andato così bene. A proposito di me, il mio ego non è poi così grande, che vi posso dire, non è tutta opera mia, credo sia stata una combinazione di attori meravigliosi, di cineasti meravigliosi, e di scene meravigliose. E sì, mi piace veramente, essere spaventata. Penso che per me mi piacciono personaggi femminili molto forti, mi piacciono i film in cui siano le donne a guidare."
"A volte non le dà fastidio il fatto di essere riconosciuta solo come Buffy? In più, che differenza c'è tra il lavorare con horror televisivi e il lavorare al cinema?"
"Decisamente non mi disturba, sono molto molto orgogliosa di quella serie, è stata una serie incredibilmente strepitosa. Credo sia stata molto importante per le giovani donne, e credo veramente che abbia contribuito a cambiare la televisione. Quando ho iniziato con 'Buffy' la maggioranza delle serie aveva uomini come protagonisti, mentre ora la maggioranza ha protagonisti femminili in America. Le donne sono dottori, avvocati, spie, eroine… Ed è qualcosa di cui sarò sempre orgogliosa. Sì, c'è una grossa differenza tra il lavorare per uno show televisivo e il lavorare per un film. In televisione devi lavorare con orari assurdi, non si finisce mai, è una cosa che assorbe tempo in una maniera incredibile. Lavori nove mesi l'anno continuamente. Invece quando lavori a un film, lavori tre mesi, poi hai un mese libero, sai bene gli orari nei quali devi esserci e nei quali puoi non esserci, si lavora molto meno. Fare cinema è un lavoro molto molto più semplice. Ed anche il coinvolgimento è diverso."
"Buffy è una delle grandissime serie della televisione americana, che in sette anni è andata migliorando, non è mai caduta di livello. Quanto lei è stata gradualmente partecipe proprio alla configurazione del suo personaggio, al delineare la sua evoluzione?"
"Penso che sia stata una combinazione di tutto. Una combinazione di sceneggiatori, di registi, di attori, ed anche di pubblico. E' proprio la popolarità di questa serie che ha permesso che potesse andare avanti. Penso che i nostri creatori abbiano dato molto ascolto al pubblico, alle loro richieste. Quello che penso sia la cosa più importante è che spesso nella televisione americana quando inizi con un personaggio di una certa età, lì si rimane. E i nostri creatori invece si sono voluti assicurare che io crescessi mentre cresceva il pubblico, e mentre cresceva Buffy, che è passata da teenager a studente di college, da madre di uno, a madre di tutti, in un certo senso. E il bello è che puoi continuare a crescere."
"Vorrei chiedere una cosa. Questa è una rassegna perlopiù di film d'autore, di film indipendenti, e molti dei protagonisti ci hanno detto che per fare questi film hanno rinunciato a scendere a compromessi con gli studios per avere magari dei finanziamenti, tutto per favorire e per permettere alla loro arte di essere libera. Invece in questo caso ci troviamo di fronte una persona che ha avuto esperienze nel mainstream, nel cinema più istituzionale. Volevo sapere se effettivamente, come molti c'hanno detto, ci sono dei diktat dall'alto, ci sono delle cose che si possono dire e delle cose che non si possono dire nel tipo di cinema che fa lei."
"Eheheh! Siamo stati molto molto fortunati con questo film. Shimizu e Sam Raimi si sono dati da fare per finanziare il film da soli. L'hanno venduto a diversi territori stranieri, e l'ultimo territorio a cui è stato venduto è stata l'America. Molte volte capita che, lavorando con i grossi studios, ci possano essere delle interferenze. Ma in questo caso alla Sony il film piaceva davvero molto, sono stati incredibilmente di supporto, non hanno mai dovuto farci cambiare qualcosa perché lo voleva lo studio. Penso che molto di ciò sia dovuto a Sam Raimi, perché anche "Spider Man" è della Sony. Sam è andato dalla Sony e gli ha spiegato che si sarebbe fatto un film secondo la visione di Shimizu, un film giapponese, un film americano. La Sony ha gradito molto già il primo girato e ci ha dato degli altri soldi per tornare in Giappone e girare più esterni. Perché è spaventosamente costoso girare nelle strade di Tokyo! Non riesco ad immaginare una relazione con più sinergia di quanta ce ne sia stata in questo caso. Sono ben consapevole di cosa a molti filmmakers indipendenti tocchi passare, ma nel nostro caso l'unica cosa a cui ci siamo dovuti piegare è stata la censura americana."
"Sei single?"
"Sono sposata!!"
"Me ne vado, allora."
"Spiacente."
Si è poi parlato (ne parlo indirettamente perché m'era finito lo spazio sul registratore digitale) delle sue attività di beneficenza, e dei suoi progetti per il futuro: sarà in "Southland Tales" di Richard Kelly ("Donnie Darko") ed in "Revolver" di Asif Kapadia ("The Warrior").
Finita la conferenza è stata immediatamente placcata da alcuni giornalisti professionisti che le hanno fatto altre domande, mentre tutti gli altri parassiti sono stati invitati ad allontanarsi. Così ho fatto, posizionandomi fuori della sala, davanti all'uscita di sicurezza che SMG avrebbe utlizzato per svignarsela. C'era una decina di miei 'colleghi' già sul posto. Comunque non c'è stato verso di avvicinarla: uscita di lì si è giusto scusata coi presenti dicendo "Sorry." ed è poi montata sul suo macchinone che l'ha portata di corsa a Milano per il Future Show, lasciando di sasso tutti i fans venuti apposta per la prevista session di autografi al Lux... Sono passato giusto per vedere che aria tirava, ma non c'era nulla da vedere ("Via, non c'è nulla da vedere"), se non dei fans che avevo visto pure la sera prima, che però sarebbero rimasti in attesa del nulla. Mi faccio il mio ultimo pasto dal cinese e fuggo da Torino.
Alla prossima!