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Parlano gli Ianva, da Genova.
A. Diteci qualcosa su "Un Sogno d'Elettra", il brano che abbiamo trasmesso. A. "Un Sogno D'Elettra" è una ballad decadente molto sui generis, almeno per l'orecchio del fruitore gothico nerovestito di oggi, che si richiama per mood e atmosfere ai vecchi brani di chanteuses d'altri tempi (Milly su tutte) e vecchie ma dorate glorie del panorama italiano d'antan (Gabriella Ferri, Mina e Milva in primis). E' un out-take che non troverà posto nel nostro concept di prossima uscita, dal titolo "Disobbedisco!", ispirato a una storia d'amore dal finale amaro, tra un ufficiale degli Arditi e una Chanteuse-Spia al soldo di misteriosi referenti sullo sfondo della Fiume dannunziana, e documenta le visioni della protagonista femminile, Elettra appunto, che in preda ai fumi dell'oppio, immagina di incontrare l'ufficiale da cui è sorvegliata (ma col quale, in ogni caso, è divampata una passione violenta, impossibile e inespressa, un amour fou) e di ballare con lui un valzer. Un ballo d'amore & morte, in cui la donna percepisce nettamente quanto accadrà... B. Dateci una breve descrizione della musica che fate, per chi non vi ha mai ascoltato prima. B. Ianva ama volgere il suo sguardo indietro, verso un immaginario e un sound antico e dimenticato, di stampo prettamente italiano; quel tipo di musica, ancora ascoltato e amato almeno fino al finire dei '70s, purtroppo spazzato via dall'avvento funesto di MTV, e oggi considerato unanimamente dal pubblico "ggiovane" come "cafone". Una miscela orgogliosamente italiana e nazionalpopolare tra show televisivi del sabato sera fine '60/primi '70 in B/N, icone del nostro mainstream (Mina, Battisti), grandi autori (De Andrè, Brel, Ciampi, Scott Walker) e colonne sonore d'altri tempi (Morricone, Cipriani, Micalizzi, Trovajoli, De Angelis...). C. Un messaggio per i nostri ascoltatori. C. Viva L'Amore! |