Parla Paolo Pineschi (Condanna), dall'Italia.

A. Dicci qualcosa sul brano che abbiamo trasmesso.

A. La traccia che avete inserito in scaletta è composta in maniera molto semplice da un tappeto costruito su un campionatore SP808 e da una parte di sintetizzatore Matrix 6. I suoni galleggiano in uno spazio macabro e lussurioso. Il tappeto viene penetrato e graffiato dalla violenza della sintesi, creando una tensione molto vibrante: una ferita. Come il resto del cd, esprime atmosfere inquietanti e intrise di un di lutto profondo e abissale.

B. Dacci una breve descrizione della musica che fai, per chi non ti ha mai ascoltato prima.

B. Il progetto Condanna è un'esplorazione dei primitivi meccanismi esistenziali, una vera e propria discesa nella carne come materia primaria. Le sonorità che caratterizzano il progetto sono solitamente livide, carnali, esoteriche, cerebrali e nevrotiche. Nella mia ultima esibizione dal vivo, a Bologna il 16 maggio scorso, ho presentato materiale in gran parte inedito; la scaletta doveva essere un giro di vite in mezzo al cranio: iniziando con alcuni momenti del cd, con sonorità molto dilatate e rumori alchemici, ho proseguito con una lunga e sgretolante rassegna di suoni meccanici e grottescamente macabri. Andando avanti il materiale è diventato sempre più ossessivo e lacerante, terminando in un violento parossismo di frequenze. L'idea è stata quella di seguire l'evoluzione di fenomeni e comportamenti naturali. Condanna si può descrivere con questa breve affermazione: "Nessuna musica, soltanto una fossa scavata nella carne".

C. Un messaggio per i nostri ascoltatori.

C. Ascoltate Vri-il.

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