Parla Ciano (PK9), da Milano.

A. Dicci qualcosa su "Educati", il brano che abbiamo trasmesso.

A. "Educati" parla di una sensazione comune a chiunque viva in una grande città: la sensazione di essere circondati da persone-fotocopia, da gente priva di personalità che vive per il lavoro, e che non prova nulla nei confronti del tipo di vita che fanno. Ed è un urlo, contro tutto ciò e contro la macchina alienata chiamata uomo.

B. Dacci una breve descrizione della musica che fate, per chi non vi ha mai ascoltato prima.

B. Per definire ciò che facciamo preferisco citarti un brano del 1973 di Don DeLillo, scrittore americano contemporaneo (del quale se non hai letto nulla ti consiglio vivamente "Rumore Bianco" o "Underworld"), tratto dal romanzo "Great Jones Street". Il brano non parla, almeno nelle intenzioni dell'autore, dell'industrial, ma del rock in generale, ma leggendolo non puoi non pensare a certe sonorità... Eccotelo:
"Rumore, più che giusto.
E' tutta questione di sound.
Hertz e megahertz.
Noi spacchiamo il cranio alla gente a forza di watt.
Elettricità,giustissimo.
E' una forza della natura.
Noi elaboriamo una forza della natura.
L'elettricità fa parte della natura esattamente negli stessi termini del sesso.
E per sesso intendo il chiavare con annessi e connessi.
La corrente elettrica è dappertutto.
Noi la incanaliamo in cavi, microfoni, amplificatori e così via.
Solo natura e niente più.
Certe volte la riduciamo a parole.
E le parole nessuno le sente perché si perdono in mezzo al rumore, il che è naturale.
La nostra musica è tutta natura elaborata mediante strumenti e sistemi di controllo del suono.
Noi elaboriamo la natura, che personalmente considero una troia schifosa e rumorosa, essendo io un ragazzo metropolitano.
E' per questo che siamo così bravi. Perché facciamo rumore.
Più forte di chiunque altro, e meglio.
Qualunque stronzo ricciolidoro è capace di cantare una ballatona stracciamutande.
Invece bisogna spaccargli il cranio, al pubblico.
E' l'unico modo per costringerli ad ascoltare, perché sono delle teste di cazzo."
Mi pare che esprima abbastanza bene il concetto.

C. Un messaggio per i nostri ascoltatori.

C. Questa mi mette in crisi, forse vorremmo dire semplicemente di pensare, di non diventare degli automi e di preservare ad ogni costo la loro capacità di pensare in maniera autonoma, ma è un discorso abbastanza stereotipato, tanto vale allora non farlo!