. NON C'E' PROPRIO SPERANZA
uccello del
malaugurio
 
La vedo dura. Molto dura.
Non credo che in fondo al tunnel ci sia una luce. Tutt'al più è il riflesso della tagliola, in stile ghigliottina, che sta sopra le nostre teste.

Marte
E' strano poi pensare che in teoria siamo in tanti, ma nessuno mai ci conta. Contano i lupi che sono una razza in via di estinzione, contano gli squali, che anche se sono pericolosi (o non sono pericolosi, dipende da quale documentario si vede), sono sempre una razza da proteggere, contano i giorni che rimangono al nostro pianeta per esplodere (e c'è che già si sta attrezzando per trasferirsi su Marte, e si preoccupa se prende la parabola), ma nessuno mai ci conta.
Eravamo, anche se io non ci sono stato fisicamente ero presente moralmente (quella poca che mi è rimasta) e mentalmente (quella parte ancora non rinchiusa in una fredda logica di società pseudo-moderna), eravamo in tanti a Porto Alegre nel 2000 e nel 2001; eravamo tanti a Seattle nel 2000; eravamo parecchi a Göteborg , a Napoli, a Genova nel 2001; e ancora a Genova nel 2002 (anche se per motivi diversi), ma continuano a non tenerci in considerazione.
L'unica loro preoccupazione non risiede in quanti siamo oppure in quello che vogliamo rappresentare, bensì in quello che noi possiamo distruggere o rovinare. Questo mi fa molta rabbia e allo stesso tempo mi fa molta pena. Rabbia per il fatto di non essere compreso, pena perché tutte queste persone che si ostinano a non capire non vedono ancora la luce in fondo al tunnel. Ma con questo, voglio precisare, non pretendo di essere capito e di essere assecondato. Anche le persone che la pensassero diversamente da me e per questo mi giudicano sbagliato (come allo stesso modo io giudico sbagliate loro), o che in ogni caso la pensino contrariamente, siano contrarie per quello che chiediamo e non per un pensiero comune e televisivo dove si prevede che i giorni tra il 6 e il 9 novembre, saranno giorni di distruzione e di saccheggio.
(E che cazzo! Non siamo mica vandali o unni. Non tutti almeno)

Diego Abatantuono in
"Attila Flagello di Dio"

Black Bloc a Genova
Dobbiamo innanzitutto spiegare alcune differenze che ci sono tra Firenze e Genova (non intendo ovviamente le città). A Genova si stava svolgendo una riunione di 8+1 persone, chiamate i Grandi (e saprei cosa aggiungere), che erano lì per decidere le sorti del mondo alla facciaccia dei poveri. Allo stesso modo, c'erano circa 200.000 individui (e fatemi voi il cambio in Euro, giacché per le fonti governative erano 70.000 -sempre una discreta somma-) sconosciuti, ma uniti in un ideale e in una voglia di cambiamento, che protestavano per quanto detto sopra. Tra questi c'erano anche delle forze di opposizione violente che hanno contribuito, assieme a polizia e carabinieri, allo stato di caos che ne è degenerato.
A Firenze ci saranno parecchie migliaia di cittadini di tutto il mondo, che si riuniscono non per protestare contro qualcuno ma per discutere su un mondo diverso e possibile e per mettere a confronto diversi stili di vita, e inoltre per dimostrare che la globalizzazione non è fatta con lo scambio di merci e di denaro, oppure con una informazione di massa che abbia lo stesso referente, ma anche e soprattutto con l'incontro dei popoli e delle culture.
(e già, è proprio difficile parlare di cultura con dei fascisti di vecchio e nuovo stampo)
Questo anche per tranquillizzare tutte le povere genti che vivono di informazione faziosa e monotona e monotematica, che se a Firenze succederà qualcosa è sicuramente indipendente al Social Forum Mondiale (temo molto per le forze dell'ordine ?!?).

Antonio Socci
Detto questo, aggiungo: io ci sarò, voi non lo so, ma se torno vivo, vi racconterò tutto, o quasi.