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  . IL PIANISTA
. di Roman Polanski

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E' attraverso una storia privata, quella del lungo incubo vissuto da un pianista polacco nella Varsavia invasa dai tedeschi, che Roman Polanski ci presenta il suo ultimo capolavoro. Una regia magistrale ci offre immagini di una realtà cruda e spietata, di un inaccettabile da accettare e da superare, se si vuole un giorno tornare a farsi una bella suonata. Sì, perché Wladyslaw Szpilman (interpretato da Adrien Brody) è più un pianista che un uomo: se riesce a sopravvivere al male nazista, alle umiliazioni, alle privazioni, alla fame sofferta tra le macerie della sua città, è perché confida che in futuro tornerà a suonare il piano. Forse l'unico ottimismo che nel film giunge a buon fine, dopo tanti tanti ottimismi stroncati da una realtà sempre più crudele dell'immaginabile. Di questa realtà però Polanski ci costringe ad ammirare la 'bellezza': la bellezza del terrore, della morte, del terrore della morte. Ci costringe ad amare quel carnefice che concede un disperato sfogo pianistico, doloroso come un orgasmo troppo trattenuto, quel carnefice che ha fatto 6.000.000 di morti ma che, prima di uscire definitivamente di scena, ci regala un apriscatole. Capolavoro.
dicono i preti: Raccomandabile/problematico/dibattiti